MENS SANA IN CORPORE SANO
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lunedì 18 giugno 2012

Italia-Irlanda, Prandelli cauto sulla formazione


A differenza degli altri incontri Prandelli tiene nascosta la formazione, una scelta legata alla presenza di Trapattoni sulla panchina dei verdi: “Trap ci conosce già troppo bene perché io gli dia altri vantaggi", spiega il ct azzurro.
Ta le scelte che si sapranno solo all'ultimo quelle sulla linea offensiva. Stasera l'Italia potrebbe partire con una coppia d'attacco formata da Cassano e Di Natale, lasciando per la prima volta in panchina Mario Balotelli. Ma il centravanti del Manchester City, che ha accusato un problema al ginocchio in allenamento (superato), sembra di nuovo in gioco: potrebbe far parte dell'11 iniziale.
Intanto Prandelli ringrazia per gli elogi spagnoli all'Italia: "Mi fa piacere che Xavi abbia elogiato l'Italia, in effetti noi vorremmo andare avanti giocando a calcio, l'idea è sempre quella di costruire gioco''.
Il commissario tecnico ha poi ribadito che servirebbe un altro clima ad accompagnare le partite: ''La tensione? Nessun problema certo, si fanno tante partite prima. Ogni tanto servirebbe un po' di ironia. E invece qualche volta veniamo criticati addirittura prima d'aver pensato una cosa. I colpi li so assorbire, anche perché la squadra ha carattere''.
"Per la federazione Cesare Prandelli è il ct che ci accompagnerà ai Mondiali del Brasile". Intanto Giancarlo Abete, presidente della Figc, rinnova la fiducia al ct azzurro."E' un argomento che, se trattato oggi, potrebbe dar luogo a qualche cattiva interpretazione", è la premessa di Abete ai microfoni di Sky Sport 24."Rimane valido quanto detto a inizio Europeo e cioè che qualunque fosse stato il risultato finale Prandelli è il tecnico individuato per un percorso nel medio e lungo periodo di 4 anni. Non c'è necessità di ricordarlo nel giorno stesso di una partita decisiva", dice il n.1 di via Allegri. "Per la Figc è lui il ct che ci accompagnerà ai mondiali in Brasile" in programma nel 2014.

domenica 10 giugno 2012

Euro2012, oggi Italia-Spagna


 «Sono riuscito a dormire un’ora prima dell’allenamento. Mi sento felice come un bambino che ha fatto tutti i compiti». Cesare Prandelli entra in scena nella baia di Danzica senza alcuna paura.Anche se, nel pomeriggio del debutto, avrà di fronte la Spagna campione del mondo e d’Europa. «So che abbiamo lavorato bene e questo mi fa stare tranquillo». Si presenta, dunque, con la consapevolezza che l’Italia può avere un ruolo da protagonista. «Se puntiamo sul gioco, se siamo sinergici, diventiamo competitivi».
È la certezza più grande, anche se ha dovuto cambiare assetto, per ritrovare l’equilibrio, passando dal 4-3-1-2 al 3-5-2. «Perché le sensazioni sono buone. Siamo da tempo accompagnati dal pessimismo. Ma non ci infastidisce. Anzi ci stimola. Vogliamo sovvertirlo» avverte il cittì azzurro che non vede l’ora di scoprire il suo primo Europeo. «In campo avvertirò emozione e tensione. Normali in queste competizioni».
L’Italia modifica il suo sistema di gioco, optando per quello più prudente della Juve campione d’Italia, ma non si difenderà. È qui per comportarsi come fa di solito la Spagna, la prima avversaria di questa nuova avventura. Prandelli, proprio per questo, ci tiene a chiarire che cosa chiederà a De Rossi, spostato qualche metro più indietro. «Daniele è convinto di piazzarsi lì. Ha interpretato il ruolo nella maniera migliore pure nella Roma. Farà il centrocampista e non il difensore, permettendoci poi di farci trovare preparati se vogliamo cambiare in corsa. Con lui in quella zona vogliamo che arrivino meno giocatori vicino alla nostra area di rigore». E spiega anche come la squadra deve aiutare Pirlo. «Loro proveranno a oscurarlo, ma se noi troveremo altre soluzioni, perché lui sarà pressato e marcato, vorrà dire che l’iniziativa ce l’abbiamo noi».
La sua nazionale è nata con un’impronta offensiva. Non segna, però, da novembre, l’ultima rete è di Pazzini che non è nemmeno qui. Contro la Russia, venerdì 1° giugno nell’ultima amichevole, per la terza gara di fila gli azzurri hanno fatto cilecca. Eppure Prandelli non sembra preoccupato dal lungo digiuno. «Il nostro obiettivo è vincere. A Zurigo abbiamo costruito sette palle gol e attaccato sempre con almeno cinque giocatori. È stato l’unico aspetto positivo in quella gara così brutta. Bisogna insistere si dimanismo e aggressività». Da Balotelli, l’attaccante più atteso, si aspetta «tanta generosità». «È la stessa che mi attendo dagli altri, può essere l’arma vincente. Lui ha vent’anni ed è esuberante. Fin qui non si è comportato bene. Di più».
La Spagna è la favorita. La più forte. «La squadra da battere. Da anni ha continuità e rendimento. E gioco, ormai consolidato: pure se è sempre lo stesso, poche squadre riescono a contrastarla. L’abbiamo battuta ad agosto, ma di quel successo rimane poco. Il calcio è veloce e brucia tutto. Non dobbiamo rivedere quelle immagini. La nostra nazionale è cambiata. Non so se meglio o peggio incontrarla subito. Se è la partita più importante. Di sicuro è la più complicata. Dai nostri avversari dobbiamo capire che conta costruire più di distruggere. Un giorno saremo più vicini a loro. Se insisteremo ad arrivare al risultato attraverso il gioco». Vorrebbe portare da noi soprattutto l’allegria del calcio spagnolo. «Perché i problemi della vita sono altri, chi è senza casa, i nostri terremotati. Prendiamo questo sport troppo sul serio. Sorridiamo, insomma, anche perché ancora non abbiamo perso». Conclude sul razzismo: «Più ne parliamo e più diamo importanza a certa gente. Confermo che entrerei in campo ad abbracciare Balotelli. Dovremo farlo tutti: non è un problema italiano ma di tutta Europa.

sabato 9 giugno 2012

Euro2012, l'Olanda cade contro la Danimarca


Era stato definito il "girone dalla morte". Bene, mai definizione fu più azzeccata per il Gruppo B dell'Europeo, quello che si è aperto con Olanda-Danimarca 0-1, la prima grande sorpresa della rassegna ospitata da Polonia e Ucraina. Nel match di Kharkiv, la spuntano gli uomini di Morten Olsen, che grazie a una partita di puro catenaccio mettono al tappeto degli Oranje vistosamente in ritardo di condizione e quasi del tutto privi di gioco per colpa di una mediana imbottita di fosforo ma alquanto priva di qualità. Adesso tocca a Germania e Portogallo, ma per l'Olanda finalista dell'ultimo Mondiale la strada per i quarti si fa tremendamente in salita.

HUNTELAAR IN PANCA, POULSEN PURE - Bert van Marwijk non sorprende e non tocca il 4-2-3-1 tradizionale degli Oranje. In attacco c'è come sempre van Persie, preferito a Huntelaar nel ruolo di prima punta. Sulla trequarti i "veterani" Robben e Sneijder vengono coadiuvati dal recuperato Afellay, mentre in difesa Vlaar prende il posto dell'infortunato Mathjisen, con Willems terzino sinistro. L'esterno del PSV Eindhoven stabilisce così un nuovo primato: è il giocatore più giovane di sempre ad avere preso parte a un Europeo, battendo il record di Vincenzo Scifo del 1984 (18 anni e 71 giorni per l'olandese, 18 e 115 per il belga). Morten Olsen risponde con un modulo speculare nel quale Bendtner funge da centravanti con il supporto del "vecchio" Rommedahl e di Krohn-Dehli esterni, ma soprattutto della nuova stella Eriksen da trequartista centrale. In mezzo al campo c'è Zimling e non l'ex juventino Christian Poulsen, mentre al centro della difesa non manca il romanista Kjaer. Tra i pali, Andersen viene ancora una volta preferito a Lindegaard al posto dell'infortunato Sorensen.
LA DANIMARCA COLPISCE A FREDDO - L'Olanda fa la partita da subito, ma la Danimarca si chiude bene e con un atteggiamento piuttosto sparagnino riesce a bloccare le principali iniziative avversarie, anche perché gli Oranje si muovono poco senza palla e non sembrano in gran condizione a livello fisico. Van Persie ci prova al 7' ma non trova la porta, mentre al 18' è Robben a non trovare la stoccata dopo un buco difensivo danese. Al 24' arriva la grande sorpresa. Poulsen spinge per la prima volta a sinistra, ne nasce un rimpallo che fa arrivare il pallone a Krohn-Dehli al limite. Il trequartista si butta dentro, salta un incredibilmente statico Heitinga e insacca facendo passare il pallone sotto le gambe di Stekelenburg. È l'1-0 danese, che taglia le gambe agli Oranje. Dopo una decina di minuti di shock, però, arrivano le occasioni principali per gli uomini di van Marwijk. Al 35' Robben colpisce un palo dal limite dell'area dopo un rinvio sbagliato da Andersen, mentre al 43' van Persie sbaglia il controllo solo davanti al portiere avversario. E la Danimarca? Nel finale di tempo dimostra le migliori condizioni fisiche e si riporta avanti. Zimling (40') e ancora Krohn-Dehli (42') ci provano, ma si va all'intervallo "soltanto" sull'1-0.
ASSEDIO STERILE: DANIMARCA PREMIATA - L'avvio del secondo tempo fa ben sperare per gli Oranje, che rientrano dagli spogliatoi con tanta rabbia in corpo e la scaricano su Andersen. Van Bommel al 51' spara un gran destro dalla distanza, mentre al 53' Heitinga manda a lato di testa sugli sviluppi di un corner. Con il passare dei minuti, però, la reazione evapora. E van Marwijk contribuisce operando soltanto al 71' i primi due cambi. Escono de Jong e Afellay, entrano van der Vaart e Huntelaar con Sneijder che si sposta sull'esterno sinistro e van Persie che diventa trequartista. Olsen risponde togliendo un pessimo Eriksen e inserendo Schone per coprirsi maggiormente. La scelta paga, perché l'Olanda oltre un tiro di Huntelaar da due passi (74') non crea assolutamente nulla. E l'assedio finale porta soltanto le sterili proteste per un mani involontario di Jacobsen in area (89'). La Danimarca vince 1-0, la prima grande sorpresa dell'Europeo si è consumata.
OLANDA PREOCCUPANTE, SORPRESA DANESE - Gli Oranje vanno ko senza quasi combattere, un segnale bruttissimo per van Marwijk, che ci ha messo del suo nella sconfitta. Da una formazione iniziale troppo accorta a dei cambi eccessivamente tardivi. Ora non resta che fare bottino pieno nelle altre due sfide: si parte mercoledì 13 con la Germania (ore 20:45) e si chiude domenica 17 contro il Portogallo. Adesso serve un'impresa, anzi qualcosa in più. Con l'unico dato confortante che arriva dal passato. L'unico Europeo vinto dall'Olanda, quello del 1988, iniziò con un ko per mano dell'URSS. Questa volta, però, dall'altra parte c'era una Danimarca di certo non eccelsa dal punto di vista qualitativo. Complimenti, però, a Olsen, che è riuscito a costruire un piccolo miracolo fatto di equilibrio e abnegazione difensiva. Il bel calcio è un'altra cosa, ma partire meglio era impossibile. Non resta che continuare mercoledì alle 18 contro il Portogallo. Si ripeterà la storia del 1992?